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-SALENTO DA VIVERE-

Notte della Taranta

“La Notte della Taranta” è il più grande festival d’Italia e una delle più significative manifestazioni sulla cultura popolare in Europa. Si svolge in Salento ed è dedicato nello specifico alla riscoperta e alla valorizzazione della musica tradizionale salentina e alla sua fusione con altri linguaggi musicali, dalla world music al rock, dal jazz alla musica sinfonica.

Nato nel 1998 su iniziativa dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina e dell’Istituto “Diego Carpitella”, in quindici anni il festival si è reso protagonista di una crescita straordinaria per dimensioni, affluenza e prestigio culturale. Diverse le  tappe fondamentali che ne hanno scandito l’evoluzione: nel 2000 è nato il Festival Itinerante, una rassegna dei gruppi più rappresentativi della scena della pizzica salentina, che oggi coinvolge quindici comuni (gli aderenti all’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, più i centri di Lecce, Galatina, Alessano e Cursi) e richiama nel complesso quasi 200.000 spettatori, incarnando un grande viaggio di avvicinamento al Concertone principale; nel 2004, con Ambrogio Sparagna, è nata l’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta”, eclettico testimone culturale attivo tutto l’anno nel nostro Paese e nel mondo; dal 2010l’organizzazione è a cura della Fondazione “La Notte della Taranta”.

La formula del festival, che culmina nel Concertone finale di Melpignano (LE) -capace di coinvolgere da solo ormai circa centocinquantamila spettatori, e seguito da decine di migliaia di persone anche nella prova generale del giorno precedente- si caratterizza in maniera del tutto originale ed innovativa per la presenza di un Maestro Concertatore, invitato a reinterpretare i “classici” della tradizione musicale locale avvalendosi di un gruppo di circa trenta tra i migliori musicisti di riproposta del Salento, assieme ad ospiti eccezionali della scena nazionale e internazionale.

Questi i Maestri Concertatori che hanno contribuito alla crescita de “La Notte della Taranta”, avvicendandosi nei primi quindici anni di Festival e continuando spesso a collaborare con l’Orchestra Popolare in occasione di concerti speciali in Italia e all’estero: Daniele Sepe (1998), Piero Milesi(1999 e 2001), Joe Zawinul (2000),Vittorio Cosma (2002), Stewart Copeland (2003), Ambrogio Sparagna (2004, 2005, 2006), Mauro Pagani (2007, 2008, 2009), Ludovico Einaudi (2010, 2011), Goran Bregovic (2012), Giovanni Sollima (2013, 2014), Phil Manzanera (2015), Carmen Consoli (2016).

La diciottesima edizione de La Notte della Taranta è stata dedicata alla memoria di Sergio Torsello, storico direttore artistico scomparso prematuramente nel marzo 2015.

L’edizione 2016 del Concertone di Melpignano è dedicata a Rina Durante, scrittrice e intellettuale salentina che con la sua opera di ricerca e divulgazione ha permesso di valorizzare la cultura popolare del Salento.

 

fonte: www.nottedellataranta.it

Sagre ed Eventi

La seduzione del viaggio è nella scoperta di nuove terre, dei suoi usi, costumi ed abitudini e quanto più un paese custodisce e valorizza antiche tradizioni, tanto più si arricchisce di fascino e di attrattiva. Ecco perché vivere una caratteristica e indimenticabile immersione nella cultura popolare del Salento sarà capace di regalarti emozioni uniche.

Tipico folklore salentino, tradizionali sapori con il loro potere ammaliante, profumi che inebriano i sensi, luci e colori, vivacità e passionalità sono i preziosi ingredienti con cui ti conquisteranno le sagre di paese organizzate nel Salento.

Un’agenda fitta di appuntamenti quella che ti attende nel caldo luglio salentino, tra buon cibo, ottima musica e goliardiche atmosfere!

Feste Patronali

Le Feste patronali nel Salento sono un capitolo a parte fra gli innumerevoli eventi che costellano il panorama culturale del nostro territorio. Un capitolo a parte perché segna l’unica forma di continuità fra il Salento che si è aperto al turismo nell’ultimo decennio ed il Salento atavico, apparentemente immobile e chiuso nelle proprie tradizioni.

La Festa Patronale era l’unico evento pubblico che puntualmente ricorreva in ogni paese o frazione, piccolo o grande, con enorme aspettativa da parte di tutti i cittadini, di ogni categoria e grado sociale, per dimostrare al Patrono l’immensa devozione e l’affetto. Era anche un momento in cui il campanilismo si manifestava più acceso; era, e lo è ancora, una gara a chi riusciva a sorprendere più degli altri nella scelta delle luminarie, dei fuochi d’artificio o delle Bande. C’era un giudizio fra i cultori delle Feste Patronali (quelli dei paesi che gravitavano intorno a Gallipoli), in una gara inespressa, con giuria popolare e insindacabile, che segnalava i migliori nei temi fondamentali delle Feste ed era questo: ‘a banda te Matinu, ‘a villa te Parabbita, ‘a battaria te Tuje, li fochi te Nejanu.

A banda è quella cosa meravigliosa e viva che è la musica che cammina, la musica che si sposta, quella che accompagna il Santo o la Madonna nelle processioni e la sera, nella cassarmonica tutta illuminata, suona le arie celebri delle opere liriche; li fochi sono i fuochi d’artificio che si sparano la notte dell’ultimo giorno di festa, un tripudio di luci, colori e rumori in onore del patrono. ‘A battaria è una sequenza allegra di scariche di fuochi che si sparano intorno a mezzogiorno, modulata per essere ascoltata più che vista.

‘A villa sono le luminarie che trasformano ogni paese in un fantastico universo di luci e colori. All’inizio erano tremolanti fiammelle che si accendevano per devozioni alle finestre; oggi son diventate fantasmagoriche architetture. Dai lampioni alle lampadine ai led, la tecnologia supporta la fede e la tradizione si veste ogni anno dell’abito più nuovo e strabiliante che i maestri paratori possano allestire. In fatto di luminarie la capitale mondiale è Scorrano quando in luglio celebra la sua Santa Domenica.

E, seduti ai tavolini, è consuetudine consumare noccioline, mustazzoli e pezzetti di cupeta,  un croccante di mandorle tipico salentino di origine araba, passato in Italia tramite la Sicilia che prende il nome dal dolce arabo “qubbaita”, dolce molto simile alla nostra ricetta odierna: mandorla tostata e zucchero, mantecati con maestria dai cupetari ambulanti. Nei  loro lucenti negozi mobili, gli artigiani della cupeta, preparano sotto gli occhi di tutti questo dolce croccantissimo con le attrezzature di una volta. Il momento in cui la cupeta ambrata al punto giusto viene versata sul marmo è davvero magico, è proprio lì che si esprime tutta la maestria di questi artigiani. Con le loro abili mani distendono, il composto, con movimenti lenti e graziosi prima di passare poi al taglio e alla vendita. Insomma, dove c’è cupeta, c’è sapore di festa!

L’adozione del Santo Protettore, risposta alla necessità ancestrale dell’uomo di affidarsi a qualcuno che preservasse fisicamente e materialmente, obbedisce ad impulsi di varia natura: è, prevalentemente, la registrazione di un miracolo (Parabita, Carpignano, Cutrofiano ed altri) o l’acquisizione di una reliquia o la beatificazione di un personaggio speciale originario del luogo (Campi, Copertino) o, anche, una manifestazione di gratitudine di un autorevole esponente del potere locale per essere stato liberato da un pericolo o guarito da una malattia (Ruffano)
Non sempre, però, il protettorato resiste nel tempo alla prova dei fatti, per cui spesso, se la protezione si rivela inefficace, il Santo viene detronizzato a favore di un altro che si dimostra provvisto di migliori capacità taumaturgiche.

La scelta dei Santi patroni si stabilizza, però, tra fine Settecento e inizio Ottocento. Nel Novecento si è affermata la tendenza ad assumere due santi patroni, uno al maschile ed uno al femminile; quest’ultimo, in non pochi casi, coincide con la Vergine Maria in una ricca pluralità di denominazioni: di Belvedere (Carovigno), di Loreto (Surbo), di Montevergine (Palmariggi), di Coelimanna (Supersano), della Grotta o Madonna Bruna (Carpignano), dell’Abbondanza (Cursi), della Coltura (Parabita), della Neve (Neviano), della Lizza (Alezio.)
Molti i Santi orientali venerati nel “greco” Salento; le loro icone o reliquie furono portate qui ai tempi delle lotte iconoclaste dai monaci bizantini fra questi san Giovanni Elemosiniere, ( Casarano e Morciano) nativo di Cipro, patriarca di Alessandria d’Egitto, Sant’Ippazio, nato in Asia Minore (Tiggiano), San Gregorio nato in Armenia (Nardò), San Nicola di Myra, nato in Licia, scelto come patrono da molte comunità salentine (Maglie, Aradeo, Sannicola, Specchia, Salve, Squinzano).
Fra i patroni martiri vi è anche un santo barbaro, San Niceta il Goto, venerato a Melendugno, unico paese in Italia ad averne il protettorato.

“La Puglia è un meraviglioso, austero, paese arcaico” ha scritto Cesare Brandi. Un estremo lembo di terra in cui la modernità sembra avanzare lentamente, salvaguardando tradizioni e testimonianze. Ogni anno schiere di turisti si dirigono a sud calamitate da un’aura di autenticità sempre più minata da logiche consumistiche. Affascinate dall’incorrotta atmosfera delle sagre e delle feste patronali, si assiepano in affollate piazze alla ricerca di quell’arcaismo che per molti ancora connota la religiosità meridionale. Diversa, ma con esiti non dissimili, la condotta degli autoctoni che, nella generale euforia, partecipano inconsapevoli alla scenica rappresentazione, camminando eccitati tra strade agghindate e odorose, dimenticando origine e fine della celebrazione. A poco servono i richiami degli infastiditi parroci, che, invano, cercano di richiamare all’ordine gli indisciplinati fedeli, nell’estremo tentativo di salvaguardare il misticismo residuo. Ed è così che il sacro, suo malgrado, si trasforma nel primum movens di una complessa macchina economica. Ingurgitato dal diffuso laicismo contemporaneo, esso si dilava, fino a disperdersi, tra venditori ambulanti, luculliani banchetti, rappresentazioni vernacolari e quanto di più caratteristico ogni singola città ha da offrire.